Le parole della giustizia

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La giustizia del futuro deve rompere la gabbia di un linguaggio spesso incomprensibile, autoreferenziale e inaccessibile ai non addetti ai lavori. Questo è ciò che sostiene Salvatore Cosentino, procuratore generale a Lecce, che ha recentemente parlato del linguaggio dei giuristi e della sua auto-ghettizzazione. Secondo Cosentino, le parole utilizzate dai giuristi spesso risultano astruse e poco comprensibili alla società civile, e questo rappresenta un ostacolo importante alla trasparenza e alla chiarezza del sistema giudiziario.

In particolare, nel processo penale, il verbo del testimone rappresenta un elemento fragile, poiché la testimonianza è la base su cui si fonda il processo. Tutto ciò che viene detto o ricordato può influire sulla decisione finale, rendendo la parola un elemento potentissimo nella giustizia. Proprio per questo motivo, la psicologia della testimonianza è fondamentale, in quanto i testimoni sono spesso vulnerabili e possono essere facilmente influenzati dal contesto in cui si trovano.

Il diritto, tuttavia, deve essere al servizio dell'uomo e del cittadino, come sancito anche dalla Riforma Cartaria. Nonostante ciò, ancora oggi si riscontrano difficoltà nell'applicazione delle norme, a causa della mancanza degli strumenti operativi necessari.

In conclusione, il linguaggio utilizzato nella giustizia rappresenta un tema di grande importanza, che deve essere affrontato per garantire la trasparenza e la chiarezza del sistema giudiziario. Le parole sono importanti e, come dimostrano le parole di Cosentino, possono essere la chiave per compiere una vera rivoluzione.

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